Infortuni del gomito in palestra

Quali sono i traumi e gli infortuni al gomito in palestra

Abbiamo già analizzato quali possano essere eventuali traumi muscolari in palestra (clicca qui per leggere) e traumi ossei (clicca qui) che possono succedere . Siamo poi andati, in forma discendente, a trattare la spalla, e proseguiamo oggi con gli infortuni del gomito.

Quali sono quelli più comuni in cui possiamo incappare in palestra?

Brevi cenni anatomici

Il gomito è un’articolazione complessa da trattare poiché è prevalentemente ossea e legamentosa, per cui dà poco spazio al lavoro dei ventri muscolari ma basa il suo ingranaggio su tendini che poi si interesseranno anche dei movimenti delle mani.

Soprattutto da queste articolazioni di mezzo (gomito e ginocchio) risalta all’occhio la legge dell’unità funzionale e il concetto di catena lesionale (di cui parleremo a breve).

Il gomito presenta 3 articolazioni:

  • la omero ulnare;
  • la omero radiale;
  • la radio ulnare.

Aggiungiamo a queste, un’articolazione “virtuale” che limita il movimento ad un solo piano.

La struttura legamentosa del gomito, come detto prima prevalente, presenta 10 legamenti (tra mediali e laterali) che permettono i movimenti di prono-supinazione (ovvero il gesto di avvitare e svitare una vite), oltre a compartecipare alla flesso-estensione.

La capsula articolare riunisce insieme tutte le articolazioni del gomito. Il legamento quadrato di Denuncè funge da rinforzo nella parte inferiore.

Muscolatura dell’avambraccio

L’apparato motore dell’avambraccio e della mano è costituito dai muscoli che permettono movimenti fisiologici di:

  • estensione relativa: sempre possibile fino allo stop articolare;
  • estensione: movimento che porta il braccio indietro ma che indica lassità legamentosa;
  • flessione: l’avambraccio si muove sul braccio (145° attiva, 160° passiva, questo dipende dalle masse muscolari).

La flessione è data da questi 3 muscoli

  • il brachiale anteriore;
  • il lungo supinatore o brachio radiale;
  • il bicipite brachiale.

L’estensione è data da:

  • tricipite brachiale (formato da 3 ventri muscolari: vasto interno, vasto esterno, capo lungo);
  • anconeo.

Fatta questa analisi preliminare, affronteremo insieme quali possono essere gli infortuni al gomito, o il “dolore” al gomito che possiamo riscontrare in palestra.

INFORTUNI AL GOMITO PIU’ COMUNI

Rottura del bicipite brachiale

Non è molto comune, per fortuna, però diciamo che è quello che salta all’occhio perché è legato a un motivo molto banale: il carico applicato è troppo alto, e la forza che i flessori possono sviluppare è maggiore di quella reale, per cui si ha rottura del bicipite brachiale (gli esercizi per i bicipiti dicono nulla?)

In questo caso, se c’è intervento chirurgico, i tempi di guarigione e recupero funzionale arrivano fino a più di 90 giorni, con possibili complicanze post operatorie sui muscoli estensori della mano, comunque facilmente risolvibili. Diverso è il caso in cui invece si ha rottura del capo lungo del bicipite, che è più una problematica di spalla.

Rottura distale del bicipite brachiale. Copyright @Ortopedia Borgataro

Epicondilite

La celeberrima epicondilite, ovvero il “gomito del tennista” (anche se poi a tennis non ci giocate). In lessico corretto, si tratta di una Entesopatìa, cioè un’infiammazione ai tendini o legamenti. Non è altro che un’infiammazione cronica di origine microtraumatica che colpisce la regione dell’epicondilo laterale e più precisamente l’inserzione ossea degli estensori delle dita e del carpo.

Catene lesionali

Qui si apre uno scenario molto interessante su come a volte la sintomatologia del dolore sia totalmente distante dalla causa. Abbiamo introdotto il post con il termine di “catena lesionale”; andiamo quindi a vedere di cosa si tratta.

Quando abbiamo avuto riscontro diretto o indiretto di un tunnel carpale, ad esempio, avremo notato un dolore alla spalla o al gomito omolaterale: questo è il concetto di catena lesionale. Quando abbiamo una sintomatologia dolorosa a un’articolazione, è molto probabile che essa possa derivare da un’altra “zona” del corpo umano. Pensiamo a tutto il sistema nervoso e a come esso si intrinseca nel corpo umano: è davvero riduttivo e anche – perdonatemi – stupido pensare che il trattamento dolorifico debba interessare solo la zona interessata dal dolore.

I dolori a spalla e gomito spesso possono partire dalla cervicale, per cui in un’anamnesi del paziente si indaga su spalla, scapola, polso e cervicale tenendo ben presenti i collegamenti tra essi. Non è nemmeno difficile capire il perché: i dolori o infortuni al gomito sono spesso sottovalutati, ma pensate ad avere un gomito fisso a 90° con l’impossibilità di muoverlo oltre questo angolo: tutte le leve dell’arto superiore farebbero difficoltà, non potremmo svolgere tantissime attività basilari (mangiare, allacciarsi una camicia) o sportive (correre) e ciò creerebbe delle catene lesionali ascendenti (blocco della spalla) o discendenti (polso).

L’epicondilite è una delle massime espressioni di catena lesionale, tanto che le sue cause sono le seguenti:

  • degenerazione dell’estensore radiale breve del carpo
  • eccessiva sollecitazione del primo dito
  • instabilità di scapola.

Trattamento dell’epicondilite

Non esiste evidenza scientifica a favore di un determinato programma terapeutico. Esso è – come sempre – personalizzato. Vengono eseguiti dei test su tutta la catena di movimento e si individua dove essa venga spezzata per agire in maniera antalgica efficace. Bisogna distinguere se sia una patologia articolare del gomito oppure, ad esempio, una sindrome canalicolare del nervo radiale. Occhio a possibili calcificazioni.

Di certo, il release fasciale degli estensori delle dita e del carpo può aiutare ad alleviare il dolore, come evitare esercizi in palestra che possano acuire la problematica (lo vediamo alla fine)

Epicondilite. Copyright @Comedica Terni


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Epitrocleite

L’epicondilite mediale, o “gomito del golfista”, interessa soprattutto i flessori dell’avambraccio. Valgono gli stessi accorgimenti descritti per l’epicondilite laterale.

Il suo trattamento prevede un’attenzione particolare a:

  • tessuti molli periarticolari
  • controllo della scapola
  • liberazione dell’orificio toracico superiore
  • riequilibrio del polso.

Dunque, anche qui torna il concetto di catena lesionale. 😉

Rigidità

Le rigidità derivano da traumi di ogni natura (fratture, lussazioni, instabilità..) e sono molto più difficili da risolvere rispetto a quelle della spalla.

La rigidità è un infortunio al gomito che si classifica in:

  • intrinseca (o articolare): solitamente un danno cartilagineo
  • estrinseca (o periarticolare): data da ossificazioni, fratture, immobilizzazione prolungata, lussazioni.

La rigidità ossea è caratterizzata da scrosci e poco dolore, e ciò crea un problema nel trattamento, poiché di solito chi lavora in riabilitazione basa l’anamnesi e la riuscita del trattamento sul dolore (per cui evitate di prendere antidolorifici se siete in trattamento). Le rigidità possono impegnare fino a 4 mesi per un recupero funzionale ottimale.

PREVENZIONE INFORTUNI AL GOMITO

Non parlo di lussazioni e fratture poiché solitamente necessitano di un trattamento chirurgico per cui questa, non è la sede ideale (ubi maior..).

Dal canto nostro possiamo sicuramente prevenire questa tipologia di infortunio sia che siamo sportivi che non. Per i sedentari magari apriremo un capitolo a parte, concentriamoci su ciò che possiamo fare in palestra.

Ci sono tanti esercizi che possono creare insorgenza di dolore ai gomiti: principalmente gli esercizi per i bicipiti “Panca Scott” e “Curl con bilanciere dritto”.

Sostituiamo la Panca Scott e il Curl con bilanciere!

La Panca Scott tiene vincolato il gomito sulla panca, tanto che chi la esegue con un carico importante è solito aprire i gomiti proprio per evitare queste tensioni che si vengono a creare. Posto il fatto che l’esecuzione di tale esercizio prevede un movimento funzionale da 0 a 90 °, e che tutti invece lo fanno da 80 a 145° caricando come matti ma non avendo il benché minimo risultato sul bicipite (che parte “preaccorciato”, per cui non è un esercizio per allungare il bicipite 😉 ) , è facilmente riscontrabile in questo esercizio un dolore all’avambraccio vicino al gomito.

Come si risolve? Abbiamo almeno due alternative per allenare il bicipite in posizione pre-accorciata senza andare a rischiare nulla per il gomito:

  • Preacher Curl
  • Spider Curl

Il curl con bilanciere, invece, rompe il fisiologico schema di valgismo del gomito. Lo stress a livello del polso è molto alto, e capita che tale esercizio provochi un dolore al gomito interno o a tutto l’avambraccio.

Come si risolve? Se ci tenete a farlo con un bilanciere, possiamo eseguire:

  • Curl con bilanciere EZ, moooooolto più fisiologico
  • Curl con manubri, dove andrò a riportare il manubrio in posizione di “taglio” in massima eccentrica salvo poi salire ed extraruotare verso l’esterno il polso in massima concentrica.

Problematica sugli esercizi di tirata

Anche gli esercizi di tirata possono avere serie ripercussioni sul gomito per problematiche che colpiscono l’avambraccio (catena lesionale…).

Abbiamo visto come l’epitrocleite colpisca i flessori dell’avambraccio e ciò avviene sostanzialmente per due motivi fondamentali:

  • stringere troppo col pugno il manubrio o la barra
  • tirare il peso partendo dall’avambraccio.

Oltre a questo, i movimenti forzati di prono supinazione potrebbero essere preludio anche dell’epicondilite (quindi, altro che solo per i tennisti). Come possiamo risolvere queste problematiche? Anzitutto scegliendo – se soggetti particolarmente sensibili – manubri e non bilancieri; a livello pratico:

  • prediligere una presa neutra
  • adottare quella che si chiama “pistol grip”, ovvero presa a pistola sganciando il pollice dall’impugnatura, come se dovessimo fare l’autostop
  • quando eseguiamo un movimento di tirata, pensiamo a “spingere” con i gomiti e non a tirare con l’avambraccio.

Se sentite molta tensione post allenamento, dedicare qualche minuto al release fasciale dell’avambraccio.

Spider Curl. Copyright@Muscle & Fitness

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Conclusioni

Il trattamento del gomito è stato spesso sottovalutato, e difatti è relativamente “giovane” anche come letteratura. Questo perché per anni si è pensato ad andare a curare il sintomo doloroso sul gomito stesso e non a cercare di individuare altre cause concatenate che potessero creare il dolore. Se volete agire sul locale, un ottimo strumento che crea release muscolare è l’elettrostimolatore (ne abbiamo parlato qui )

Un’ultima considerazione va fatta se la vostra vita è prettamente sedentaria: visto che si è parlato di catene lesionali, pensate alla posizione del polso e delle spalle quando state seduti al pc, e anche ai gomiti quando ascoltate in modo interessato una riunione o un collega che parla, non vi ricorda un po’ la Panca Scott? 😉




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Davide Chiuchiarelli

Personal Trainer per vocazione, appassionato di sport da combattimento e bodybuilding, trovo la mia vocazione nella pre infortunistica e nella riabilitazione. Docente e formatore di EMS Training (qualifica europea EQF8), spazio dalla preparazione atletica alla consulenza formativa per studi di personal training.